L’intervista a Pablito

«Il City di Guardiola può andare lontano»

Chiacchierata con «Pablito», campione del mondo con l’Italia a Spagna 1982

Di Rossi ce ne sono molti, ma di «Pablito» soltanto uno. Per questo non ha bisogno di presentazioni, perché tutti sanno che nel 1982, a Barcellona, segnò tre gol al Brasile, facendo volare l’Italia di Bearzot verso il titolo mondiale, quattro anni dopo essere già stato ribattezzato «Pablito» per le sue prodezze in Argentina. Caschetto di capelli bianconeri, come i colori della sua Juventus con cui vinse nel 1985 la prima coppa dei Campioni, 61 anni portati con leggerezza e simpatia, Paolo «Pablito» Rossi regala ai lettori del «Corriere del Ticino» le sue previsioni per le sfide dei quarti di Champions League.

 

Intervista a Pablito

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Rossi, martedì si incomincia con Juventus-Real Madrid e Siviglia-Bayern Monaco. Poi la sera dopo ci saranno Barcellona-Roma e Liverpool-Manchester City. Potendone scegliere soltanto una, a quale partita vorrebbe assistere da spettatore?

«La sfida più affascinante è Juventus- Real Madrid, perché è la rivincita dell’ultima finale, ma anche per la storia delle due squadre e per i campioni che scenderanno in campo. Nel Real Madrid c’è Cristiano Ronaldo, ma nella Juventus ci sono Higuain e Dybala, per citare soltanto i primi che vengono in mente a tutti».

E da giocatore, invece, in quale squadra vorrebbe giocare?

«Avendo giocato e vinto con la Juventus, non mi ci vedo in altre squadre e quindi, anche in questo caso, sceglierei di andare in campo a Torino, anche se lo stadio è diverso da quello in cui giocavo io».

Lei ha vinto e perso finali con la Juventus. Ha l’impressione che questa società e questa squadra abbiano l’ossessione della Champions?

«Oggi può darsi, ma ai miei tempi no di sicuro. Abbiamo perso male la finale del 1983 ad Atene, contro l’Amburgo, una partita che vinceremmo dieci volte su dieci. L’anno dopo abbiamo conquistato la prima e unica coppa delle Coppe della Juventus, nella finale di Basilea contro il Porto, per cui non avevamo patito alcun complesso per la sconfitta della stagione precedente. E, infine, nel 1985 alla terza finale consecutiva abbiamo vinto all’Heysel contro il Liverpool, anche se quella fu una finale maledetta, ma per altri motivi purtroppo».

Qual è la sua favorita per il successo fi- nale?
«Il Manchester City è la squadra che ha più qualità e questo potrebbe essere l’anno buono. Con Guardiola, al di là del bel gioco, ha acquisito esperienza e l’esperienza in Champions è fondamentale. Lo abbiamo visto nella sfida tra il Tottenham, che stava vincendo, e la Juventus che è riuscita a ribaltare la partita proprio grazie all’esperienza dei suoi campioni. Se la Juventus eliminasse il Real Madrid, però, potrebbe dar fastidio anche al City».

Domanda quasi impossibile: come allenatore, se potesse prenderne soltanto uno, chi sceglierebbe tra Messi e Ronaldo?

«Messi è la fantasia, lo spettacolo, ma Ronaldo è uno che segna sempre e non sbaglia mai nelle partite decisive. Non a caso quest’anno ha segnato in tutte le partite di Champions. E quindi, sperando che nessuno lo dica a Messi, io prenderei Cristiano Ronaldo proprio per la sua straordinaria concretezza».

L’anno prossimo la Champions cambierà formula: è giusto privilegiare le squadre dei grandi campionati, rendendo sempre più difficile la partecipazione a quelle di altri Paesi, come la Svizzera?

«Questo è il calcio di oggi che segue sempre di più la logica del business. Quando giocavo io, alla coppa dei Campioni partecipava soltanto la squadra che aveva vinto il proprio campionato ed eventualmente la detentrice della coppa dei Campioni se non era già campione nel suo Paese. È cambiato tutto e oramai non si può tornare indietro. Ma anche se la strada sarà più difficile, chi lo meriterà andrà avanti lo stesso e dopo i preliminari e i playoff potrà giocare con le grandi. Non è né giusto, né sbagliato. È la nuova realtà e bisogna accettarla».

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