Paolo Rossi

’La competizione è sempre stata nel mio DNA. Ma vincere non basta, bisogna saperlo fare’’

Paolo Rossi è uno dei cento migliori calciatori del ventesimo secolo, secondo la classifica pubblicata dalla rivista World Soccer. E’ stato inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 più grandi giocatori viventi selezionata da Pelé (Pelé è il primo della classifica dei migliori giocatori del secolo) e dalla FIFA, in occasione del suo centenario (2004). Lo stesso Pelè, vedendolo giocare ancora giovane ai mondiali del 1978 in Argentina, disse che era “Forte e intelligente, degno di giocare nel Brasile”.

Paolo Rossi alza la Coppa del Mondo nel 1982Con 82 goal in dieci stagioni di Serie A e 215 partite, Rossi ha vestito la maglia della  Nazionale italiana dal 1976 al 1986, partecipando a tre Mondiali (Argentina, Spagna e Messico).

Paolo Rossi, con Roberto Baggio e Christian Vieri, detiene il record, tra i calciatori italiani, di goal realizzati ai Mondiali: 9. Ed é l’unico italiano, con Paolo Baldieri, ad aver segnato in cinque partite consecutive con la maglia della Nazionale Under-21.

Paolo Rossi è anche l’unico giocatore, con Mario Kempes (1978) e Ronaldo (2002), ad aver vinto nello stesso anno (1982): i Mondiali, il titolo di Capocannoniere dei Mondiali, la Scarpa d’Oro e il Pallone d’Oro dei Mondiali. Paolo Rossi è anche uno dei quattro calciatori italiani che hanno vinto il Pallone d’Oro: con lui Gianni Rivera (1969), Roberto Baggio (1993) e Fabio Cannavaro (2006), mentre è l’unico italiano ad aver vinto il Pallone d’Oro dei Mondiali.

Paolo Rossi con il pallone d'oro nel 1982Sempre nello stesso anno, 1982, Rossi ha vinto anche l’Onze d’Or.

Paolo Rossi è l’unico uomo al mondo ad aver segnato tre goal al Brasile nella stessa partita.

“Il mio mito era Kurt Hamrin, attaccante tra i più grand della storia del calcio. Nel campionato mondiale del 1958 Kurt perse la finale contro il Brasile. Quel Brasile che soltanto io ho piegato…. Ho ritrovato Hamrin dopo anni ed era diventato un mio ammiratore”.

Nato a Prato il 23 settembre 1956, Paolo Rossi ha iniziato a giocare a pallone all’età di 6 anni. Un passatempo con gli amici che si è subito trasformato in passione. Con lunghe giornate a correre dietro al pallone, prima all’oratorio, poi in una squadretta di Prato, il Santa Lucia, dove sono emerse le sue doti da calciatore. E giorno dopo giorno la sua vita di ragazzino era divisa tra la scuola e lo sport. Dal Santa Lucia passò poi all’Ambrosiana, sempre a Prato, e ancora alla Cattolica Virtus di Firenze, finché nel 1972, all’età di 16 anni, l’allora dirigente della Juventus Italo Allodi, responsabile del settore giovanile, insieme a Luciano Moggi, già talent scout alla Juve, notarono il giovane Paolo Rossi in un torneo di Chieti, e, nonostante i genitori non fossero convinti di far allontanare il loro ragazzo da casa, lasciando che partisse per un’altra città, da solo, dove non conosceva nessuno, la Juve fece di tutto per poterlo avere nella sua scuderia e ci riuscì.

“Avevo 16 anni. Mia mamma era preoccupata per i miei studi. Fin da quando ero bambino mi ripeteva sempre: ‘Ragazzo, guai se smetti di studiare per il calcio…’ Da un giorno all’altro ho lasciato la mia casa, la mia famiglia, la mia città, i miei amici, le mie certezze. Ma è stato allora che sono veramente cresciuto, che sono diventato un uomo, e che ho iniziato ad inseguire il Sogno. Sì, inseguivo il mio sogno di diventare calciatore, ma non ho mai deluso le aspettative dei miei genitori: anche se il calcio è diventata la mia professione, non ho mai abbandonato gli studi”.

Paolo Rossi non era uno di quei calciatori con il fisico predisposto al calcio. Appena chiamato dalla Juve, subì diversi infortuni e tre interventi di menisco che lo tennero fermo per ben due stagioni, ritardando il suo debutto in Serie A. Ma, nonostante questo, non si scoraggiò e non smise mai di credere nel suo Sogno. E il 1 maggio del 1974, non ancora diciottenne, esordì in prima squadra in un incontro di Coppa Italia. Una grande conquista, una dei più giovani nella storia del calcio. Nel 1976 passò al Vicenza, Serie B. Ancora giovane, lasciò la sua impronta indelebile con 21 goal in una sola stagione, riuscì a portare la sua squadra in Serie A. Del suo allenatore di allora, Giovan Battista Fabbri, detto G.B., Paolo Rossi dice: “Teneva le fila di tutto l’ambiente, ha fatto in modo che si creasse una grande unione tra noi calciatori. Calcisticamente, è stato lui a farmi passare da ala a centravanti, cambiando così in maniera importante la mia carriera. Ma in generale, è stato come un padre per me, a lui devo molto. È stato per me una guida, è un modello che ha lasciato un segno indelebile su di me, e che tutti dovremmo replicare.”

La stagione successiva fu scelto per entrare nella squadra Nazionale Italiana. Paolo Rossi racconta così la sua prima partita in maglia Azzurra, la sua passione, il suo cuore: “Anche se si trattava di un incontro amichevole, è stata senza dubbio una delle più forti emozioni che abbia mai provato. Vestire per la prima volta la maglia azzurra è stata una grandissima soddisfazione, una prova tangibile che il Sogno si era realizzato. Il Sogno era già reale. Ma non era solo quello: ricordo quando sono partite le prime note dell’inno nazionale: io non ero lì solo per me stesso, solo per il mio Sogno. Ero a rappresentare l’Italia intera.”

Oltre agli importanti riconoscimenti internazionali, a livello nazionale Paolo Rossi è stato due volte Capocannoniere (1976-77, 1977-78) con il Lanerarossi Vicenza, Capocannoniere ai Mondiali di Spagna 1982 con la Nazionale Italiana con 6 goal e Capocannoniere in Coppa dei Campioni (1982-83). Inoltre, negli anni con la Juventus ha vinto: il Campionato Italiano 1981-1982 e 1983-1984, la Coppa Italia nel 1982- 1983, la Coppa delle Coppe 1983-1984, La Supercoppa 1984 e la Coppa dei Campioni 1984-1985.

SALON DE LA FAMA DEL FUTBOL
DOPO ESSERE STATO INSERITO NELLA HALL OF FAME DEL CALCIO ITALIANO, POLO ROSSI FA IL SUO INGRESSO ANCHE IN QUELLA MONDIALE: SALON DE LA FAMA DEL FUTBOL NACIONAL E INTERNACIONAL.

Paolo Rossi tra Giancarlo Antognoni e Gabriele Oriali alla Premiazione della Hall of Fame della FIGC“Qual è la tua forza?”, gli è stato chiesto. Forse sono stato il primo centrattacco rapido e svelto, che aveva nelle intuizioni la sua dote principale, unita a una tecnica sopraffina. Uno dei segreti del mio successo è stato quello di giocare intelligentemente, pensando sempre cosa fare un secondo prima che mi arrivasse il pallone, proprio per supplire alla mancanza di qualità fisiche eccelse. Giocare sull’anticipo era una mia grande prerogativa, cercavo sempre di rubare il tempo al mio avversario, sfruttando le mie doti di opportunista: in area di rigore cercavo sempre di sfruttare ogni piccolo errore dei difensori, facendomi trovare nel posto giusto al momento giusto. Dice Gianni Rivera, che era nato per giocare al pallone: “Per me il calcio è trovarsi al posto giusto al momento giusto. Ecco perché Paolo Rossi è il calcio”.  È così che Paolo Rossi è diventato un mito, un calciatore che tutti temevano. Ma in molti adoravano.  

Ai Mondiali di Spagna del 1982, il Brasile fu devastato, sconfitto prima della semifinale da quello che sarebbe passato alla storia come “Pablito, il Carrasco do Brasil”.

“Paolorossi” vinse gli invincibili, e quella giornata passò alla storia come “La tragedia del Sarrià”.

Zico, uno dei giocatori della Nazionale brasiliana dell’82, ancora nel 2012, trenta anni dopo quella partita (Italia-Brasile 1982), ribadì che la vittoria dell’Italia sul Brasile, grazie a Paolo Rossi, ha cambiato il modo di giocare a calcio dei brasiliani: da allora, infatti, il Brasile ha cambiato le tattiche di attacco e di difesa. Paolo Rossi, ancora una volta, aveva lasciato il segno a livello mondiale.

Rossi è così descritto in uno dei tanti libri a lui dedicati: “Paolo Rossi ha l’aria impiegatizia, ha l’aria di quello che gioca alla partitella con gli amici. Paragonato a certi campioni del football non c’aveva il fisico, ma per lui fu coniata una delle più fulgide espressioni del gergo calcistico: il fiuto del goal, quello speciale talento di essere nel posto giusto al momento giusto, per un unico tocco, di prima intenzione, apparentemente semplice, decisivo. Per poi gioire, senza esaltarsi. Paolo Rossi Paolo Rossi rappresenta l’intelligenza calcistica pura”.

Paolo Rossi è, nella realtà, un vero fenomeno della storia del calcio. Una Leggenda vivente. L’indimenticato e noto giornalista sportivo Giorgio Tosatti lo ha definito “un impasto di Nureyev e Manolete, un giocatore con la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero”. Paolo Rossi è una rarità. Un suo presidente, Giussy Farina per l’esattezza, affermò dopo averlo comprato e strappato alla Juventus: “Se lo sport è come l’arte, Paolo Rossi è la Gioconda del nostro calcio”. Negli anni di attività è stato conteso da tutte le gradi squadre italiane.

Paolo Rossi ha realizzato non solo il suo Sogno, ma quello di una nazione intera.

SQUADRE DI CLUB
1973-1975 Juventus 0 (0)
1975-1976 → Como 6 (0)
1976-1979 L.R. Vicenza 94 (60)
1979-1980 → Perugia 28 (13)
1981-1985 Juventus 83 (24)
1985-1986 Milan 20 (2)
1986-1987 Verona 20 (4)
NAZIONALE
1976-1978 Italia Italia U-21 10 (5)
1977-1986 Italia Italia 48 (20)
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.

“Inventa calcio con intuizioni fulminee, balzi armoniosi, tiri imprevedibili, impatti frontali con palle al rimbalzo, tocchi rapidi e arguti come i morsi di un aspide. È la sorpresa del gol ogni volta entusiasmante, lo stupore della grazia serena in fasi di concitato e spesso brutale agonismo. Tutto questo è stato Paolo Rossi per chi ama il calcio e lo preferisce a ogni altro gioco sulla terra”. 

“Ha inaugurato un modulo di originale grandeur a Buenos Aires ’78, ha doviziosamente premiato chi ha voluto credergli fino a Madrid ’82. Gli siamo tutti debitori di emozioni indimenticabili”.

Omaggio di Gianni Brera a Paolo Rossi